Le riviste della galassia INA: «Famiglia nostra» e «La buona semente»

25 Maggio 2021

«Famiglia nostra» e «La buona semente» sono due riviste pubblicate nella seconda parte degli anni trenta da due organizzazioni parallele all’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, il Dopolavoro dell’INA e il Comitato lombardo per la propaganda delle assicurazioni popolari dell’Istituto (quest’ultimo, dal 1938, insieme con il Gruppo Agenti Generali dell’INA).I due periodici, entrambi mensili, sono il primo d’ambientazione squisitamente romana, il secondo lombarda fino al ‘38 quando, con l’ingresso degli agenti generali dell’INA, diventa nazionale.

Se «Famiglia nostra» come rivista del Dopolavoro INA è una sorta di house organ dell’Istituto, «La buona semente» è una rivista di propaganda il cui primo soggetto sono le polizze popolari dell’INA, nelle sue varie declinazioni: popolare, balilla, XXI aprile, rurale, pro familia, dotale, G.I.L. (Gioventù italiana del Littorio).

Entrambe le riviste riflettono il momento storico in cui sono nate, l’epoca fascista, celebrando il regime e le sue realizzazioni in ogni campo.

«Famiglia nostra» inizia le proprie pubblicazioni nell’aprile del 1930 per terminarle – dato questo che si desume dai fascicoli in possesso dell’Archivio Storico INA Assitalia – nell’agosto del 1939. Il primo numero de «La buona semente» è invece dell’aprile 1931, mentre l’ultimo è del dicembre 1943. I numeri pubblicati durante gli anni della seconda guerra mondiale sono forse i più interessanti: in questi, in prima pagina, lo storico fondatore e direttore della rivista, Arrigo Solmi, dedica una considerazione alla fase bellica del momento, quasi un bollettino parallelo di guerra. Gli ultimi due numeri, dopo la seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943, sono riviste sospese, sganciate dalla realtà del momento: nessun riferimento al fascismo e nessun riferimento alla guerra.

Pur avendo un’origine diversa, le due riviste hanno un forte denominatore comune, quello educativo, e il modus educandi si sostanzia soprattutto in una letteratura leggera ma efficace: la novella, il racconto. A scriverli, in diverse rubriche, sono scrittori e soprattutto scrittrici e traduttrici di professione, oggi dimenticati: accanto a Mario Massa, Giorgio Gostini, Alfredo Fabietti, Mario Puccini, Armando Ravaglioli, Carlo Pastorino troviamo infatti Fiammetta Lombarda (pseudonimo di Amelia Tondini Melgari), Lea Bevilacqua, Nerina Majorino Jori, Marina Ghiani Spano, Albertina Sala Costa, Linda Gentilucci Pizzen, Spina Vismara, per citare i nomi più ricorrenti. Da ricordare anche un’apparizione di (Yusuf o Giuseppe) Roberto Mandel, amico di Gabriele D’Annunzio.

Interessanti anche altre rubriche, come per «Famiglia nostra» quelle dedicate alle serate teatrali, alle conferenze assicurative, alla lettura di poesia romanesca (vi fu ospite anche il poeta Augusto Jandolo), tutte allestite nell’arena interna del Dopolavoro, nel palazzo già INA di via Veneto 89 a Roma. Tanti anche i riferimenti allo sport – anche Primo Carnera avrebbe dovuto visitare il dopolavoro dell’INA! – e al galleggiante dell’INA O.N.D.I.N.A.

Per «La buona semente» da segnalare fra le rubriche quella relativa al «cinematografo», denominata Schermo bianco,il cui autore si nasconde sotto lo pseudonimo Espi o quelle dedicate a reportage dall’Italia, da paesi lontani e dai paesi in guerra (uno degli autori: Carlo Dell’Ongaro) e la rubrica sanitaria Note e consigli d’igiene, nella quale, oltre ad affrontare temi di medicina di base, si rimanda spesso alla pubblicazione periodica dell’INA di carattere scientifico, L’assistenza Sanitaria. Infine, una considerazione sull’apparato iconografico: «La buona semente», nella sua seconda fase, dal 1938, ha un apparato iconografico di rilievo, con immagini di propaganda delle polizze popolari INA e del regime, in copertina e all’interno, realizzate allo scopo con attori e fotografi.