Quel faro che illumina l’immensità: il faro di Generali Praga

23 febbraio 2026

Archivio Storico Generali

C’è un’immagine famosa nella tradizione grafica di Generali: l’immagine del faro realizzata per la copertina della rivista aziendale di Generali Praga.

Considerata un manifesto, in realtà l’illustrazione appare come copertina del periodico aziendale ceco nei numeri dal 1936 al 1938, anno in cui probabilmente la rivista non è stata più pubblicata. Un primo indizio: l’Archivio Storico e la Biblioteca Centrale della Compagnia ne conservano più copie delle stesse annate.

Nella rivista venivano riposte grandi aspettative, come attestano non solo la dichiarazione di intenti del caporedattore Franz Ště́drý (creare uno strumento utile di costante aggiornamento sul tema assicurativo, e di coesione fra la Direzione e i suoi collaboratori informando «su tutti gli eventi importanti che si verificano nella grande famiglia Generali», sul modello della rivista aziendale il «Bollettino» ma anche la scelta della nota tipografia Orbis di Praga e soprattutto di un nome prestigioso: l’illustratore e grafico pubblicitario Wilém Rotter (Brno 1903- Londra 1978).

Quest’ultimo dato, ovvero il “nome illustre”, “la firma”, emerge proprio da una più accurata indagine archivistica focalizzata sulla firma che compare in basso a destra della copertina della rivista: «ATL. Rotter».

È stato un grafico pubblicitario, fondatore del più importante studio grafico prebellico di Praga, l’Atelier Rotter appunto, e di una scuola privata di pittura, la Rotter’s School, dove studiarono numerosi artisti famosi.

Già nel primo terzo degli anni trenta del Novecento, l’Atelier Rotter era il più grande studio pubblicitario di Praga (oltre alla pubblicità commerciale per grandi aziende, aveva anche progettato materiale promozionale per piccoli produttori e rivenditori, per eventi sportivi e di intrattenimento, case discografiche, film e spettacoli teatrali) e impiegava decine di dipendenti: quindi non a caso scelto dall’agenzia generale di Praga per promuovere il suo house organ.

D’altronde si trattava di Praga, una delle più grandi città d’Europa, e dell’agenzia generale di una delle più importanti compagnie assicurative operanti sul mercato mondiale: Generali. Qui a inizi Novecento lavoravano più di cento impiegati e, tra questi, un giovane laureato in legge: Franz Kafka. Attiva fin dal 1832, l’agenzia aveva aperto la strada su numerosi fronti. Nel 1884 vi erano state assunte le prime impiegate donne (un esperimento di successo, seguito poi dalla Direzione di Trieste nel 1892), fu la prima agenzia di Generali ad avere sede in un palazzo moderno progettato specificamente in base alle esigenze di servizio, tra il 1894 e il 1896, sotto la supervisione di Eugenio Geiringer.

Anche gli interventi, in lingua tedesca, pubblicati sulla rivista erano di alto livello: si spaziava da tematiche di carattere assicurativo di taglio più tecnico, con testi redatti dallo stesso caporedattore Ště́drý o da interni (saggi contrassegnati dalle iniziali del nome e cognome) ad argomenti relativi al mondo previdenziale curati da collaboratori esterni. Non mancano curiosità e notizie sulla vita agenziale o in generale sulla Compagnia.

Sono anni difficili per la Cecoslovacchia, dal 1938 occupata dalla Germania di Hitler. Anni di rivendicazioni politiche e territoriali, e di discriminazioni razziali, che non lasciarono scampo ai protagonisti di questa ricerca: un ulteriore indizio che porta a pensare che la rivista abbia avuto vita breve e che i numeri conservati siano effettivamente gli unici pubblicati.

Wilém Rotter, di origine ebraica, durante la guerra riuscì a riparare all’estero. In questo periodo si impegnò nella realizzazione di manifesti per il Ministero dell’Informazione belga a Londra, creandosi un certo nome tanto che negli anni cinquanta fu ripetutamente definito dalla stampa inglese come uno dei designer più influenti.

Fare rete, creare un forte legame tra la periferia e il centro, l’importanza di essere parte di “una comunità”: Ště́drý lo aveva capito e proprio questo sentimento di appartenenza lo aveva spinto a fondare Generali-Nachrichten (lett. Notizie), come si legge nell’introduzione al primo numero, e a guardare “lontano”, fare luce, chiarezza su una materia complessa come quella assicurativa che deve mantenere il passo con le esigenze di un mercato in continua evoluzione.

Da qui forse l’idea dell’immagine del faro come metafora della comunicazione in senso ampio e generico: “fare luce su”, “essere fonte di conoscenza”.

Nella poesia Mattina Giuseppe Ungaretti riesce a descrivere il desiderio di immensità dell’uomo in sole quattro parole: «M’illumino d’immenso». La mattina rappresenta il momento della rinascita e della riapertura al fluire della vita, e l’immenso lo spazio, l’orizzonte che si staglia davanti a ogni essere vivente. Vastissimo, al punto che solo chiudendo gli occhi si può sognare di stendere le braccia per tutta quella lunghezza incalcolabile. In quelle braccia tese verso l’infinito c’è il legame tra l’eterno e l’effimero, il più misterioso dei legami che l’uomo vive continuamente nella sua vita, dal quale la poesia consegue.

Lo stesso accade per la ricerca d’archivio ma con una differenza sostanziale: in quelle stesse braccia c’è sì il legame tra l’eterno, che può essere intenso come la Storia, ma non l’effimero, bensì qualcosa di molto concreto: il documento, dal quale scaturisce la conoscenza.