Il prestito d’arte: un esempio di condivisione della bellezza e delle emozioni. I bibliofili di Anselmo Bucci presso il MART di Trento e Rovereto

02 aprile 2026

Patrimonio artistico

Un dipinto dell’Heritage di Generali è tra i protagonisti della prima grande retrospettiva presso il Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto su Anselmo Bucci assieme a importanti collezioni private e pubbliche, tra cui il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, l’Istituto Centrale per la Storia del Risorgimento Italiano, la Quadreria Cesarini – Casa Museo di Fossombrone e i Musei Civici di Monza. Non poteva mancare I bibliofili del 1926, opera tra le più importanti del Novecento nella collezione d'arte di Generali presso la sede storica direzionale di palazzo Geiringer a Trieste.

La mostra Anselmo Bucci (1887 – 1955). Il tempo del Novecento tra Italia e Europa, a cura di Beatrice Avanzi e Luca Baroni, prende il via il 28 marzo, esponendo più di 150 opere (molte delle quali inedite) dell’artista di Fossombrone tra dipinti, incisioni, disegni e fotografie.

Artista poliedrico, pittore, incisore, disegnatore e scrittore, Bucci occupa una posizione originale nel panorama pittorico italiano del primo dopoguerra: protagonista della vita culturale tra Parigi, (all’epoca capitale dell’avanguardia artistica, dove strinse relazioni con figure come Modigliani, Picasso e Severini) e Milano, mantenne sempre una forte autonomia intellettuale, evocata dall’ambiguo rapporto con il movimento Novecento italiano, che fonda nel 1922 assieme a Mario Sironi, Achille Funi, Leonardo Dudreville, Emilio Malerba, Pietro Marussig e Ubaldo Oppi, e al quale conferisce il nome, salvo poi allontanarsene.

E’ proprio nel 1922 che Bucci inizia la realizzazione della grande tela dei Bibliofili su committenza di Nathan Rogers.

L’iscrizione posta dietro la tela apre un capitolo storico artistico di notevole interesse, oltre che poco noto. Il committente del dipinto, Romeo Nathan Rogers (1878-1944), è un assicuratore inglese residente a Trieste amico sino dal 1905 di James Joyce e, soprattutto, in forza a Generali. Egli è inoltre il padre del futuro e celebre architetto Ernesto Nathan Rogers che manterrà inalterati i rapporti di stima con l’artista.

Il "Bucci del Novecento" come si autodefinì all’esposizione presso la Galleria Pesaro nell’aprile 1923, non manca anche di spunti bizzarri, tanto che per i Bibliofili Elena Pontiggia annota «forme grottescamente squadrate».

Va notata, nella composizione, l’ironia evidente nel contrasto tra le figure così monumentali e i libri che appaiono sproporzionati tra le mani dei due intenditori oltre al fatto che la loro corporeità trova sistemazione a fatica anche rispetto alla scaffalatura posta di spalle. Bucci non rinuncia a impreziosire il tutto attraverso particolari come la pipa, che proietta la sua ombra sulla sciarpa bianca del personaggio di destra, e la resa luministica che, proprio seguendo i dettami di Novecento, pare tutta naturale ma in un ambiente chiuso.

L’artista mantenne negli anni uno stile originale, oscillando tra postimpressionismo, futurismo e classicismo, con un’attenzione alla figura e alla vita urbana, senza appartenere rigidamente a una corrente.

A lungo rimasta in una posizione decentrata rispetto ai principali nomi dell’arte italiana della prima metà del secolo scorso, l’opera di Anselmo Bucci viene finalmente ricollocata nel suo contesto storico e culturale, spiccatamente europeo. La retrospettiva evidenzia il ruolo cardine che l’artista ebbe nel passaggio dalla tradizione figurativa ottocentesca alle sperimentazioni del nuovo secolo, offrendo al pubblico e alla critica una delle figure più complesse, colte e indipendenti del XX secolo.